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Tra elogi e dissensi: Harry Potter e la critica letteraria

1 Maggio 2018 gian-tucc 4 min read

Tra elogi e dissensi: Harry Potter e la critica letteraria

1 Maggio 2018 Neville 4 min read

Sin dall’uscita, la saga di Harry Potter ha dato impulso a una marea di recensioni di critici letterari e altri esperti del mestiere; nella maggior parte dei casi si è trattato di valutazioni positive, ma non sono mancate le denigrazioni. Tra encomi e calunnie, tra apprezzamenti e denigrazioni, breve storia della critica letteraria sorta intorno a Harry Potter.

Nel 2006 la saga di Harry Potter era, secondo la American Library Association, al primo posto nella Lista dei libri più contestati del XXI secolo. Un posto del tutto guadagnato, se si pensa alle discordanti recensioni e alle (anche assurde) critiche che la Rowling ha ottenuto nel corso degli anni. Quando la saga è uscita in Regno Unito, rimanendo un fenomeno isolato o comunque circoscritto a un pubblico estremamente giovanile, la critica letteraria – eccezion fatta per qualche recensione sui quotidiani – non si è fatta sentire. A partire dalla pubblicazione negli Stati Uniti, dove il primo libro ottiene un successo immediato, anche la critica più autorevole inizia a interessarsi di Harry Potter: in Regno Unito, il Daily Telegraph, il Times Literary Supplement e l’Independent on Sunday celebrano entusiasticamente l’opera della Rowling, profetizzando il successo a cui sarebbe andata incontro negli anni successivi.


Ma è ancora troppo presto. I primi volumi della saga si muovono ancora sulla direttrice della letteratura per l’infanzia: Beppe Servergnini (Corriere della Sera) definisce Harry Potter “la Mary Poppins del Duemila”, mentre Stephen King (celebre estimatore della saga della Rowling) lo paragona a Peter Pan (similitudine ripresa da Umberto Eco), respingendo l’idea, sostenuta da altri, secondo cui la Rowling si fosse rifatta al fantasy classico (Tolkien, Lewis). King ritiene che la stesura di Harry Potter sia “un’impresa di cui solo un’immaginazione superiore può essere capace”:

La mia ipotesi è che supererà l’esame del tempo e finirà sullo scaffale dove si ripongono solo i libri migliori: penso che Harry troverà posto insieme ad Alice, Huck, Frodo e Dorothy, e che questa serie non durerà solo un decennio ma secoli.

Ancora King:

I romanzi di Harry Potter sono uno svago impareggiabile, storia pura dall’inizio alla fine.

J.K. Rowling e Stephen King

Anche Isabel Allende, autrice di libri di successo come La casa degli spiriti e D’amore e ombra, nutre una grande stima della Rowling:

Ammiro enormemente questa scrittrice, mi incantano veramente i suoi libri e i film basati su essi, e la ringrazio, come madre e come nonna, per aver spinto i bambini a leggere. Quando vedo bambini di otto anni leggere un librone gigantesco di Harry Potter in autobus, penso che alla Rowling dovrebbero dare il Nobel.

Non lontano dal parere della Allende è l’opinione dell’italiano Roberto Denti, che fu membro della giuria che annualmente assegna il premio Andersen; Denti, in merito alla Rowling, si è espresso così:

Forse i suoi libri non sono capolavori di letteratura, ma ha fatto avvicinare alla lettura moltissimi ragazzi che non erano per nulla abituati a intrattenersi coi libri: a loro piace molto, e credo che sia giusto separare il giudizio letterario da un giudizio di lettura. E poi la Rowling è riuscita a coinvolgere anche gli adulti, che grazie a lei hanno cominciato a interessarsi alle letture dei loro figli, cosa che capita di rado.

Isabel Allende

 


Non sono mancate, ovviamente, le recensioni negative. Una delle più aspre è stata quella di Anthony Holden, comparsa il 25 giugno del 2000 su The Guardian, da cui emerge il chiaro disgusto che il giornalista nutre per l’opera della Rowling, considerandola – specie in relazione all’uscita del quarto libro, prevista da lì a tredici giorni – “un fenomeno di marketing”:

Perché non venderlo semplicemente come un libro piuttosto che pubblicarlo come un CD delle Spice Girls? Forse, in verità, perché non è molto buono  Sfido l’ira di milioni di persone osando dirlo, ma in realtà non ci vuole un pazzesco guastafeste per preoccuparsi di ciò che questi libri stanno facendo al gusto letterario di milioni di potenziali giovani lettori. […] Questi sono libri monodimensionali per bambini, cartoni animati della Disney scritti a parole, non di più. […] Ciò a cui mi oppongo è lo stile pedestre e sgrammaticato della prosa che mi ha lasciato il mal di testa e il senso di un’opportunità sprecata. […] I suoi personaggi [della Rowling], a differenza della vita, sono tutti in bianco e nero. Le sue linee narrative sono prevedibili, la suspense minima, il sentimentalismo stucchevole in ogni pagina.

L’idea della scarsa qualità letteraria della saga è condivisa dal critico letterario statunitense Harold Bloom, il quale sostiene che la serie della Rowling piaccia a “milioni di lettori non-lettori” in quanto poco impegnativa, e quindi non paragonabile alla grande letteratura fantastica (Carroll, Grahame); Bloom la definisce inoltre “lacunosa” e “copiosa di cliché”. Anche Antonia Susan Byatt, critica britannica, è lontana dall’elogiare la Rowling: reputa la saga adatta agli adulti dalla “fantasia stordita”, in quanto “scritta per persone le cui vite immaginarie sono limitate alla televisione”. Il critico Charles Taylor sostiene che le critiche della Byatt siano mosse esclusivamente dall’invidia nei confronti della Rowling.

Anthony Holden

Simone Regazzoni, autore del saggio Harry Potter e la filosofia, ha celebrato il genio narrativo e la fantasia della Rowling, sostenendo che:

Se non fosse letteratura per ragazzi riconosceremmo che si tratta di un autentico romanzo-mondo per capacità di invenzione linguistica, costruzione di una mitologia articolata e creazione di un universo reale e fantastico.

All’uscita dell’ultimo volume, anche le critiche statunitensi Michiko Kukutani (The New York Times) e Mary Carole McCauley (Baltimore Sun) hanno elogiato lo stile narrativo della Rowling, riconoscendo nella saga una struttura simile a un puzzle. La Kukutani ha paragonato la Rowling a Dickens per il suo grande ingegno, mentre la McCauley si è espressa così:

Il fatto che, sistemati i pezzi, tutto sembri naturale rappresenta un tributo alle consumate abilità narrative dell’autrice. Nessun altro risultato sarebbe potuto sembrare altrettanto plausibile.

L’uscita di Harry Potter e i Doni della Morte ha fatto sì, inoltre, che l’attenzione della critica convergesse anche sulla dimensione trascendente della saga: numerose sono state le accuse di matrice religiosa, il più delle volte non condivise neanche da membri del clero o studiosi di teologia.

Mary Carole McCauley

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