Nella prima parte di questa rubrica abbiamo parlato del cibo, del suo significato nella letteratura fantasy e, in particolare, in Harry Potter. In questo articolo analizzeremo invece alcuni dei momenti più iconici in cui, ancora una volta, il cibo diventa protagonista e strumento narrativo di grande rilievo.
Dal sottoscala dei Dursley alle tavolate di Hogwarts, dal cioccolato di Lupin alla Burrobirra di Hogsmeade: il cibo, nella saga di Harry Potter, è sempre più di un semplice dettaglio. È un linguaggio simbolico che parla di affetto, solitudine e scoperta.
Il primo banchetto di benvenuto a Hogwarts
Il contesto familiare da cui Harry proviene non è dei più sereni. Orfano e affidato agli zii, cresce in una casa che non l’ha scelto e che non prova alcun affetto nei suoi confronti. Al contrario, i Dursley disprezzano la sua famiglia biologica per la loro diversità e per ciò che considerano “stranezze”.
In questo ambiente ostile, al piccolo Harry è negata una quotidianità tranquilla e spensierata, soprattutto a causa del cugino Dudley, sempre pronto a prenderlo in giro e a maltrattarlo.
Il momento del pasto diventa un’occasione per evidenziare squilibri e ingiustizie. La magrezza di Harry, messa a confronto con l’abbondanza di cibo riservata al cugino più grassottello, riflette un uso distorto del cibo stesso: quasi fosse un simbolo di benessere e privilegio. Non di rado, inoltre, Harry veniva punito in maniera ingiusta: oltre a essere rinchiuso nel sottoscala, gli capitava di essere mandato a letto senza cena.

Per un ragazzino con un passato così segnato dalla privazione, l’arrivo a Hogwarts non può che risultare sorprendente. Trovarsi di fronte alle lunghe tavolate imbandite della Sala Grande significa entrare in un mondo nuovo, dove il cibo non è più strumento di punizione o disparità, ma meraviglia e condivisione. Con gli occhi di Harry, che non aveva mai potuto apprezzare davvero un pasto nella sua vita quotidiana, percepiamo tutto lo stupore di quel momento:
Harry rimase a bocca aperta. I piatti davanti a lui erano ora colmi di cibo. Non aveva mai visto così tante cose che gli piaceva mangiare su un tavolo solo: roast beef, pollo arrosto, costolette di maiale e di agnello, salsicce, pancetta e bistecca, patate lesse, patate arrosto, patatine fritte, Yorkshire pudding, piselli, carote, sugo, ketchup e, per qualche strana ragione, caramelle alla menta.
Un dettaglio spicca in quell’elenco tanto ricco quanto sorprendente: le caramelle alla menta, le preferite di Albus Silente.

Il Natale a Hogwarts
Se la quotidianità non era serena in casa Dursley, lo era ancor meno il Natale. I regali destinati a Harry erano più offensivi che affettuosi: una moneta da mezza sterlina, uno stuzzicadenti, un fazzoletto bianco. Doni che simboleggiavano il disprezzo dei Dursley e la totale mancanza di interesse nel renderlo partecipe delle feste. Non erano regali pensati, ma semplici gesti di convenzione, resi ancora più crudeli dalla loro inutilità.
Anche i pasti natalizi, pur più abbondanti del solito, non portavano con sé alcun calore: nessun segno di affetto, nessuna voglia di condividere. Al contrario, a Hogwarts Harry scopre il vero significato del Natale, fatto di tavolate imbandite, magia e soprattutto compagnia. Qui non solo trova un clima di festa, ma anche l’accoglienza sincera dei Weasley, che pur avendo poco gli offrono tutto: affetto, benevolenza e il calore di una famiglia.

Un altro simbolo legato al Natale ne Il Prigioniero di Azkaban è la Burrobirra. Harry non poteva recarsi a Hogsmeade per assaggiare le prelibatezze di Mielandia; così, passando di nascosto per il passaggio della Strega Orba, decide di rischiare e avvicinarsi a quel mondo meraviglioso che in quel momento gli era vietato:
Ron tornò cinque minuti dopo, portando tre boccali schiumosi di Burrobirra calda. “Buon Natale!” esclamò allegramente, sollevando il boccale. Harry bevve a pieni polmoni. Era la cosa più deliziosa che avesse mai assaggiato e sembrava riscaldarlo dall’interno.
È interessante notare come, ogni volta che il cibo viene descritto nei libri, soprattutto quando è frutto di desiderio o gesto di aiuto, l’autore sottolinei anche la sensazione che esso suscita: calore, conforto, sollievo o sorpresa.

L’indispensabile cioccolato
Il cibo non è soltanto nutrimento e sostentamento: può diventare anche conforto nei momenti più difficili. L’infelice incontro di Harry con i Dissennatori, fin dal suo arrivo a Hogwarts, si rivela particolarmente traumatico.
Il professor Lupin si dimostra una guida preziosa: consigliere, insegnante e figura di riferimento. Come ogni buon maestro, indica la strada, ma il compito di affrontare le proprie paure spetta all’alunno.
Per Harry l’impatto dei Dissennatori è più devastante che per altri, a causa degli orrori del suo passato. All’inizio, infatti, sveniva ogni volta che li incontrava. In quelle occasioni Lupin lo aiutava con un gesto semplice ma significativo: un pezzo di cioccolato per ridargli forza e sostegno.

Quel piccolo atto non era solo un rimedio, ma un simbolo di cura e protezione: attraverso il cibo, Harry si sentiva rassicurato e accompagnato nel suo percorso di crescita.
Il professor Lupin era tornato. Si fermò entrando, si guardò intorno e disse, con un piccolo sorriso: “Non ho avvelenato quel cioccolato, sai…” Harry ne diede un morso e, con sua grande sorpresa, sentì un calore diffondersi improvvisamente alla punta delle dita delle mani e dei piedi.
La torta della felicità: cibo della salvezza
Ne Il Calice di Fuoco troviamo un episodio che rende ancora più evidente il divario tra l’indifferenza dei Dursley e l’affetto degli amici di Harry e il ruolo che il cibo occupa in questa occasione. A causa della dieta imposta a Dudley anche il resto della famiglia era costretto a seguirla, per solidarietà.
Così, Harry si ritrova davanti a una misera fetta di pompelmo a colazione, più piccola perfino di quella del cugino perché per Zia Petunia era importante dimostrate al figlio, per tenerlo su di morale, che Harry ricevesse meno di lui.
Eppure, sotto il pavimento della sua stanza, Harry nasconde un piccolo tesoro: le provviste inviate dai suoi amici. Harry scriveva nelle sue lettere che i Dursley lo affamavano a causa di questa dieta e gli aiuti non tardarono ad arrivare.

Hermione gli manda snack senza zucchero (figlia di dentisti, non poteva fare diversamente), Hagrid gli recapita le sue famigerate rock cakes, e la signora Weasley, con la generosità che la contraddistingue, gli spedisce un’enorme torta alla frutta e vari pasticci di carne. A coronare il tutto, il giorno del suo compleanno, dimenticato dai Dursley, riceve ben quattro torte – una ciascuna da Ron, Hermione, Hagrid e Sirius.
Harry la vide sparire, poi si infilò sotto il letto, staccò l’asse del pavimento che si era staccata e tirò fuori un bel pezzo di torta di compleanno. Sedette lì sul pavimento a mangiarla, assaporando la felicità che lo pervadeva.

Cibo semplice ma significativo
Dopo essere stato costretto alla fuga alla fine del Prigioniero di Azkaban, il Padrino di Harry era in condizioni pietose quando riuscirono a riunirsi. Ancora una volta, la semplicità di questo pasto è ciò che contava: Sirius si è abbuffato voracemente di pollo e pane, portato via da Hogwarts da Harry e Hermione. In questo caso, traspare dalle pagine la sua fame e il suo bisogno di aiuto.

Grimmauld Place
E naturalmente, non potevamo parlare della gioia di un piatto ben cucinato senza pensare a Molly Weasley. Cenare alla Tana era sempre un piacere grazie alle invidiabili doti culinarie di Molly.
Quando certi eventi costrinsero tutti a trasferirsi nella decrepita casa di famiglia di Sirius, Molly non si lasciò scoraggiare dall’ambiente poco accogliente. Durante la prima visita di Harry con l’Ordine della Fenice, le discussioni tese alla fine lasciarono il posto alla deliziosa cucina di Molly. Lord Voldemort poteva anche essere in ascesa, ma niente avrebbe impedito a Molly di preparare il suo crumble di rabarbaro.

Il cibo, nei romanzi di Harry Potter, non è mai un semplice contorno. È un linguaggio silenzioso che racconta i contrasti della vita di Harry: privazione e abbondanza, freddezza e calore, solitudine e condivisione.





