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Diario di un potteriano anonimo – PARTE I

12 Ottobre 2015 sere-savo 3 min read

Diario di un potteriano anonimo – PARTE I

12 Ottobre 2015 Rose 3 min read

La vita di un Potterhead non è affatto facile! Vi propongo qui la giornata tipo di un potteriano liceale, con tutti i drammi quotidiani che gli tocca affrontare…


Caro Diario,

Quando mi sono svegliato, stamattina, la prima cosa che ho fatto è recarmi alla finestra, per vedere se per caso ci fosse un gufo a picchiettare sul vetro. Ma non mi è arrivata nessuna lettera da Hogwarts, e quindi sono dovuto andare a scuola anche oggi.

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Momentaneamente toccato dalla monotonia della mia vita babbana, ho fatto colazione con i miei genitori babbani e la mia sorella babbana. Dopodiché quel babbano di mio padre si è rifiutato di accompagnarmi a scuola in macchina! Quindi ho dovuto prendere l’autobus, dal momento che – purtroppo – non possiedo un manico di scopa, neanche uno economico. Non pretendo una Firebolt, per le mutande di Merlino, mi basterebbe un catorcio di 20 o 30 anni fa, basta che mi permetta di volare a scuola e farmi risparmiare tre ore di autobus. Chiedo poi tanto?

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Sono uscito di casa imbronciato e sento abbaiare il cane del vicino – che io chiamo Sirius, ovviamente. A proposito di Sirius: è passato un motociclista sfrecciando sulla strada appena ho girato l’angolo. Mi ha fatto tornare alla mente delle cose brutte: ho pensato prima alla notte in cui sono morti i genitori di Harry, poi mi è tornato alla mente il capitolo dei Sette Potter, in cui muoiono Edvige e Malocchio Moody. Assolto da questi cattivi ricordi, ho perso l’autobus per un soffio: non ho avuto i riflessi pronti per rincorrerlo, appena mi è passato davanti, e la fermata era a oltre duecento metri di distanza.

Presa la corsa successiva per recarmi a scuola, mi son ritrovato in vistoso ritardo. Prima di giungere all’ingresso di quell’inferno babbano, mi sono imbattuto in un gatto soriano. Mi sono avvicinato con fare circospetto, per non farmi notare dai passanti babbani.

«Professoressa McGranitt, è lei?»

Ma il gatto è scappato. A quel punto mi sono ricordato di essere in estremo ritardo.

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La mia professoressa di matematica assomiglia notevolmente alla Umbridge, salvo il fatto che non veste di rosa. Mentre si lamentava del fatto che ero entrato in classe oltre quindici minuti dopo l’inizio della lezione, io mi sono divertito a immaginarla da sola, nella Foresta Proibita, circondata da centauri. Mi sono quindi seduto nel penultimo banco in fondo a destra.

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Credo che il mio compagno di banco mi odi. Non capisco quale possa essere il motivo, sinceramente: non sono un tipo fastidioso. Mi limito a scrivere qualche citazione potteriana sul suo diario per passare il tempo infruttuoso durante le lezioni. Tra un’ora e l’altra, quando non sappiamo di cosa parlare, colgo l’occasione per raccontargli qualche aneddoto potteriano interessantissimo (come ad esempio il fatto che Sirius avesse una madre il cui quadro trascorre il suo tempo a inveire contro i mezzosangue), oppure per sfogarmi su qualche taglio blasfemo che è stato fatto nei film… Insomma, non faccio nulla che possa spiegare il perché quando mi vede entrare in classe alza gli occhi al cielo, sbuffa quando gli parlo, a ricreazione cerca di evitarmi in tutti i modi e mi guarda male quando tocco le sue cose.

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(to be continued…)

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