Gli occhi rivestono un ruolo di rilievo nei libri di Harry Potter, rappresentando un simbolo ricorrente e significativo. Non soltanto perché Harry è spesso associato alla madre per via degli occhi, ma anche nelle descrizioni dei vari personaggi, essi sono frequentemente citati, ponendo l’accento sulla loro espressività e potenza comunicativa. Questo articolo esplorerà, attraverso diverse prospettive, il tema ricorrente degli occhi nella saga, oltre a far riferimento a miti e leggende che possono aver ispirato l’autrice o che richiamano alla mente la saga stessa.
Gli occhi sono considerati lo specchio dell’anima, e talvolta questa affermazione risulta veritiera. Attraverso lo sguardo è possibile trasmettere emozioni e rivelare la profonda sincerità di una persona. In molte culture, gli occhi sono associati alla spiritualità e alla sacralità, mentre in alcuni miti e leggende simboleggiano la saggezza, il potere della preveggenza, il controllo o il dominio su un individuo.
Il contatto visivo nella magia
La pratica della magia richiede diversi elementi per essere eseguita correttamente, ma uno dei più cruciali è senza dubbio il contatto visivo. In sostanza, il mago deve essere in grado di vedere ciò intende incantare o maledire.
Va notato che non tutti gli incantesimi richiedono necessariamente il contatto visivo. Ad esempio, consideriamo l’incantesimo Accio: non è indispensabile vedere l’oggetto che si vuole richiamare, ma conoscendo la sua posizione esatta è comunque possibile riuscire nell’incantesimo.

Un esempio chiaro di questa teoria si trova nell’episodio del professor Raptor durante la prima partita di Quidditch di Harry. Come ben sappiamo, il professore lanciò una maledizione sulla scopa di Harry per farlo cadere, mentre Piton, allo stesso tempo, tentò di contrastare l’attacco con una contro-maledizione.
In entrambi i casi, il contatto visivo era di importanza vitale per il successo dell’incantesimo. Tuttavia, l’intervento tempestivo di Hermione, che distrasse l’attenzione e lo sguardo del mago attentatore con una fiammella, vanificò l’attacco.

Mito di Horus e Seth
Nella mitologia egizia, si può ricordare il mito di Horus e Seth. Horus, il dio falco, e Seth, il dio del caos, si scontrarono per il trono d’Egitto dopo la morte di Osiride, padre di Horus e fratello di Seth. La disputa per il trono fu risolta con una serie di prove e dibattiti davanti al consiglio degli dei.
Durante una delle prove, Horus e Seth furono invitati a dimostrare la loro forza e abilità trasformandosi in diversi animali. Durante questa dimostrazione, Horus trasformò i suoi occhi in due fiammelle ardenti, mentre Seth si trasformò in un ippopotamo.

Gli occhi di Horus e lo sguardo diretto verso Seth simboleggiavano la sua determinazione a sconfiggere il dio del caos e a ristabilire l’ordine divino. Il contatto visivo tra Horus e Seth in questa situazione era essenziale perché rappresentava la sfida e il confronto tra i due per la supremazia.
In questo caso possiamo riconoscere delle similitudini con l’episodio di Raptor nella saga: gli occhi sono stati utilizzati da Horus come arma per arrecare danno e la fiamma di Hermione. La sola differenza è che lei la utilizza per sventare l’attacco mentre nel mito fa parte dell’attacco stesso.

Il Basilisco: uno sguardo che uccide
Il famigerato sguardo del basilisco è notoriamente letale se incrociato, come ci insegna la nostra amabile e drammatica Mirtilla Malcontenta. L’unico modo per difendersi è eventualmente guardarne il riflesso, poiché in quel frangente il basilisco non uccide, ma pietrifica. Fortunatamente, nel mondo magico, è possibile guarire dalla pietrificazione grazie alla professoressa Sprite e salvarsi.

Lo sguardo di Medusa
Tuttavia, non possiamo affermare che ciò avvenga nel mondo reale o nei miti a noi conosciuti. Nella mitologia, infatti, un contatto visivo letale è rappresentato dal celebre sguardo di Medusa, che pietrificava chiunque lo incontrasse, causandone la morte.
Tuttavia, solo lo sguardo diretto di Medusa aveva questo effetto; se uno spettatore guardava il riflesso di Medusa, non veniva pietrificato. Anche in questo caso, si osserva una similitudine tra la letalità dello sguardo diretto e la minore pericolosità dello sguardo riflesso.

Legilimanzia e Occlumanzia: un occhio interiore
La Legilimanzia è una forma di magia che permette a un mago di scrutare la mente di un’altra persona ottenendo una visione completa delle sue intenzioni, delle sue scelte e dei suoi sentimenti. Il legame famoso tra Harry e Voldemort aveva il potenziale di causare danni non solo a Harry stesso, ma anche alle persone intorno a lui.
Dopo l’episodio del Signor Weasley, divenne evidente quanto fosse pericoloso questo legame. Di conseguenza, il professor Piton intervenne per aiutare Harry a difendersi con l’Occlumanzia imparando a svuotare la sua mente e a mantenere il contatto visivo con l’avversario.

Argos Panoptes
Un esempio mitologico che ricorda con questo concetto è quello di Argos Panoptes, un gigante dotato di centinaia di occhi sparsi su tutto corpo. Era famoso per la sua capacità di vedere ogni cosa ed era il custode della dea Hera. Nel mito, Hera incaricò Argos di sorvegliare Io, una delle amanti di Zeus, trasformata in mucca per sfuggire alla sua gelosia.

Grazie ai suoi innumerevoli occhi, Argos riusciva a tenere costantemente d’occhio Io, rendendo impossibile per lei fuggire o nascondersi. Questo mito presenta un elemento di controllo attraverso la capacità di vedere tutto, simile all’incantesimo di Legilimenza nella saga di Harry Potter. Entrambi gli esempi illustrano come gli occhi possano essere associati al potere di penetrare la mente o alla volontà degli altri.

Aberfort e lo specchio di Sirius
Nei film di Harry Potter, viene tralasciata la storia e quasi l’esistenza dello specchio di Sirius. Si tratta della presenza di due specchietti in grado di mettere in comunicazione due persone distanti. Sirius dona uno di questi a Harry per poter rimanere in contatto con lui.
Tuttavia, lo specchio gemello di Sirius, custodito a Grimmauld Place, viene rubato da Mundungus Fletcher e successivamente acquistato da Aberforth Silente, fratello del celebre preside di Hogwarts. Grazie a questo specchio, Aberforth tiene d’occhio Harry e lo aiuta in diverse occasioni. In questo caso, gli occhi funzionano come osservatori silenziosi ma pronti a intervenire in caso di necessità.

La dea Atena
Nella mitologia greca, troviamo un esempio in cui gli occhi sono un simbolo di aiuto nella storia di Ulisse e della dea Atena nell’Odissea di Omero. Durante il suo lungo viaggio di ritorno a casa dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta molte sfide e pericoli. In diverse occasioni, la dea Atena, patrona di Ulisse e sua protettrice, gli offre assistenza e consiglio.

Gli occhi di Atena sono simboli del suo costante aiuto e della sua guida per Ulisse. Non a caso, la dea è spesso chiamata “la Dea dagli occhi azzurri” e con l’epiteto “Glaucopide”, che significa “dagli occhi verde-azzurri”, il più utilizzato da Omero per descriverla.
I suoi occhi sono paragonati, inoltre, a quelli delle civette, al colore del mare e degli ulivi. Gli occhi di Atena nella mitologia greca rappresentano non solo la sua vigilanza su Ulisse, ma anche il suo ruolo di guida e protettrice nell’aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo di tornare a casa.

Gli occhi dei personaggi in Harry Potter
Molti personaggi, specialmente quando vengono presentati per la prima volta nei libri, sono identificati per i loro occhi. Ad esempio, la Professoressa Cooman è descritta nella sua prima apparizione in questo modo: “i suoi grandi occhiali ingrandivano smisuratamente i suoi occhi di infine volte rispetto alla loro naturale taglia“. Un altro esempio può essere Dobby con i suoi grandi occhi “verdi e sporgenti come palline da tennis“.
Silente e Piton
Piton e Silente sono due personaggi che si distinguono per i loro occhi in molte occasioni nei libri. Quando Harry incontra Piton per la prima volta nella Classe di Pozioni, la sua attenzione è catturata principalmente dagli occhi del professore:
Aveva gli occhi neri come quelli di Hagrid, ma del tutto privi del suo calore. Erano gelidi e vuoti , e facevano pensare a due tunnel immersi nel buio.
Harry Potter e la Pietra Filosofale
In contrasto, gli occhi di Silente sono descritti regolarmente come brillanti, allegri, saggi e di una persona sempre un passo avanti agli altri.

La potenza dello sguardo
È possibile notare che durante in alcuni momenti cruciali, le azioni e i dialoghi sono spesso enfatizzati dalla potenza di alcuni sguardi:
- Quando Voldemort parla con Piton della bacchetta di Sambuco, notiamo che Piton non guarda Voldemort direttamente, ma “I suoi occhi scuri erano ancora fissi sul serpente avvolto nella sua bolla protettiva”. Mentre quando finalmente posa lo sguardo su Voldemort “Era bianco come il marmo e così immobile che quando parlò fu una sorpresa scoprire che c’era qualcuno di vivo dietro quei occhi vuoti“.
- Nel momento in cui Harry trova Piton morente, il professore chiedere al ragazzo di guardarlo negli occhi: “Gli occhi verdi incontrarono i neri, ma dopo un attimo qualcosa nel profondo di questi ultimi svanì, lasciandoli fissi e vuoti”. Questo momento pone in risalto l’umanità di questo personaggio sempre ignorata.
- Quando Harry osserva il ricordo di Piton in cui Silente gli chiede di ucciderlo, la sua attenzione è catturata dai suoi occhi azzurri: “Il suo tono era leggero ma i suoi occhi azzurri trafiggevano Piton come spesso avevano fatto con Harry, come se vedessero l’anima di cui stavano discutendo“.

Mitologia giapponese
Nella mitologia giapponese, Amaterasu è una delle principali divinità shintoiste, responsabile di portare la luce del sole nel mondo. Un giorno, offesa dalle azioni di suo fratello Susanoo, dio della tempesta e del mare, Amaterasu si nascose in una grotta, avvolgendo il mondo nell’oscurità.
Gli altri dei tentarono invano di farla uscire, ma senza successo. Alla fine, un dio chiamato Ame-no-Uzume ebbe un’idea: organizzò una festa fuori dalla grotta, danzando e divertendosi rumorosamente.
La curiosità di Amaterasu fu suscitata dal suono e dalla luce della festa e intrigata, uscì dalla grotta. A quel punto, gli altri dei la afferrarono e bloccarono l’entrata della grotta, impedendole di ritirarsi di nuovo. Quando Amaterasu uscì completamente dalla grotta, la luce del suo splendido occhio illuminò nuovamente il mondo. In questo mito, l’occhio luminoso di Amaterasu simboleggia la sua bellezza, saggezza e il suo potere positivo di portare luce e vita al mondo, un po’ come lo sguardo brillante di Silente

Voldemort
Anche Voldemort è spesso identificato con i suoi occhi e il suo aspetto da serpente. Quando era ancora un ragazzo, Tom Riddle aveva gli occhi marroni, ma con il passare del tempo e l’accumularsi della malvagità, i suoi occhi hanno iniziato a diventare rossi, rivelando la sua vera natura. Quando Voldemort ritorna al potere in Harry Potter e il Calice di Fuoco, ad esempio, è descritto con “lividi occhi scarlatti”.

Mordred e Re Artù
Nel ciclo arturiano, Mordred è comunemente rappresentato come un antagonista principale e il traditore di Re Artù. Nelle diverse versioni del mito, Mordred è descritto in modi diversi, ma un tratto comune è il suo aspetto fisico, che talvolta include la caratteristica degli occhi rossi.

Gli occhi rossi di Mordred sono spesso interpretati come un segno del suo male interiore e della sua natura malvagia, simile a quanto avviene con Voldemort. Tale esempio evidenzia come gli occhi rossi possano essere utilizzati nella mitologia come simbolo del male o della corruzione, enfatizzando il carattere sinistro del personaggio.

In conclusione, possiamo evincere che gli occhi dei personaggi giocano un ruolo importante anche nella serie di Harry Potter, tanto che vengono messi in risalto in alcuni momenti chiave e di grande potenza. Inoltre, i miti e le leggende che coinvolgono gli occhi ci hanno aiutato a comprendere meglio il ruolo simbolico e narrativo che hanno nella saga.





