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Harry, Piton e Voldemort: il parallelismo nascosto dei Tre Fratelli

25 Ottobre 2026 ceci-russ 5 min read

Harry, Piton e Voldemort: il parallelismo nascosto dei Tre Fratelli

25 Ottobre 2026 Minerva 5 min read

Nella saga di Harry Potter, la morte non è mai una semplice conclusione, ma un veicolo di significati profondi. Uno dei legami più straordinari si nasconde nell’ultimo libro, dove i destini di Harry, Severus Piton e Lord Voldemort rispecchiano la celebre Storia dei Tre Fratelli. Ecco come l’amata fiaba per bambini ha silenziosamente scritto il finale della saga.

Niente è lasciato al caso nell’atto finale della saga. C’è un filo invisibile e geniale che unisce la fiaba letta da Hermione alla notte in cui tutto è finito. Infatti, guardando da vicino la fine di Harry, Piton e Voldemort, assistiamo quasi al compimento di un’antica leggenda. Scopriamo nell’articolo questo parallelismo!

Voldemort morì per il potere assoluto

Il fratello maggiore […], armato della Bacchetta di Sambuco, non poteva perdere il duello. Lasciò il suo avversario morto sul terreno e si recò in una locanda, dove si vantò ad alta voce della sua bacchetta invincibile. Quella stessa notte, un altro mago si avvicinò al fratello maggiore mentre giaceva ubriaco nel suo letto. Il ladro gli tagliò la gola e gli rubò la bacchetta. Così la Morte prese il primo fratello.

Se dietro alla creazione degli Horcrux troviamo l’evidente e dichiarata volontà, da parte di Tom Riddle, di raggiungere l’immortalità, è la brama di potere assoluto a guidarlo nella ricerca della Bacchetta di Sambuco.

Con questo strumento Voldemort è convinto di poter finalmente sconfiggere il suo peggior nemico. Con un potere più grande di qualsiasi altro mai visto, non soltanto il Mondo Magico potrà finalmente cadere ai suoi piedi, ma la vittoria contro Harry Potter è assicurata. Nulla potrà proteggerlo di fronte alla forza smisurata della magia che proviene dalla Bacchetta di Sambuco.

Ma come il primo dei Tre Fratelli, anche Voldemort è accecato da questa illusione. La stecca della morte non è che una bacchetta: molto potente, sì, in grado di fare cose straordinarie… se nelle giuste mani del suo legittimo possessore.

È questa cecità a condurre Voldemort verso la sua fine: la fede smisurata nelle capacità di una bacchetta che, secondo la leggenda, “desse sempre la vittoria in duello al mago che l’aveva usata“. L’incauta fiducia che, con la Bacchetta di Sambuco fra le proprie mani, si è invincibili.

Questa fiducia nel potere assoluto, la stessa che ha ricongiunto il primo fratello alla Morte, inghiotte l’Oscuro Signore nella sua trappola. Questi si scontra con un’eventualità che non aveva considerato: che il potere assoluto non gli è garantito. La Bacchetta non gli è fedele (se non ricordate il perché, leggete qui) e l’incantesimo che avrebbe dovuto uccidere Harry rimbalza contro colui che l’ha scagliato. Così la Morte prese Lord Voldemort.


Piton morì per un amore malato

Il secondo fratello […] prese la Pietra della Resurrezione e la girò tre volte nella mano. Con sua gioia e stupore, la ragazza che aveva sperato di sposare prima che lei morisse improvvisamente gli apparve davanti. Ma lei […] non apparteneva davvero [al mondo mortale], e soffriva. Alla fine […] il secondo fratello si uccise per potersi ricongiungere davvero a lei. Così la Morte prese anche il secondo fratello.

Il secondo dei Tre Fratelli “era un uomo arrogante” innamorato di una donna morta. Il legame fra questo personaggio e Severus Piton non si limita chiaramente al solo destino, ma anzi, è ancora più chiaro se guardiamo alla vita di entrambi.

La donna che il secondo fratello riporta in vita è “triste e silenziosa“, e soffre. E triste, silenziosa, sofferente sarebbe stata Lily, se Piton avesse ottenuto ciò che voleva: che Voldemort uccidesse Harry e James in cambio dell’incolumità di lei. Per Piton, Lily sarebbe stata comunque un fantasma.

È un amore possessivo ciò che porta Piton a promettere lealtà a Silente ed è una fedeltà malata verso Lily a vincolarlo al giuramento di proteggere Harry. Nel momento in cui Piton sta per esalare il suo ultimo respiro, chiede a Harry di guardarlo: “gli occhi verdi incontrarono i neri“. Gli occhi di Lily sono l’ultima cosa che Piton vuole vedere prima di abbandonare per sempre il mondo. Così la morte prese Severus Piton.


Harry salutò la Morte come una vecchia amica… a King’s Cross

Sebbene la Morte cercasse il terzo fratello per molti anni, non riuscì mai a trovarlo. Solo quando ebbe raggiunto un’età molto avanzata, il fratello minore si tolse finalmente il Mantello dell’Invisibilità e lo diede in eredità a suo figlio. Poi salutò la Morte come una vecchia amica e andò con lei di sua spontanea volontà, lasciando questa vita da pari a pari.

Anche in questo caso, come per la Bacchetta di Sambuco, il parallelismo con uno dei Tre Fratelli è rafforzato dal fatto che Harry è effettivamente in possesso di un Dono della Morte. Il Mantello dell’Invisibilità gli viene donato da Silente, a quale era stato affidato da James prima di morire.

Di padre in figlio: esattamente come nella fiaba. E come nella fiaba, Harry è l’unico, giunto alla sua fine, ad accettare la morte: si riunisce a lei con coraggio e la incontra come si incontra una vecchia amica. Dove? A King’s Cross, naturalmente.

È nel personaggio di Albus Silente che, infine, J.K. Rowling incarna la Morte che nella storia ha donato la Bacchetta, la Pietra e il Mantello ai Tre Fratelli. Albus Silente, che ha orchestrato i destini di tutti e tre i personaggi e che accoglie Harry nell’aldilà. È Silente a donare a Harry la Pietra della Resurrezione, custodita e nascosta nel boccino d’oro; è lui a consegnargli il Mantello dell’Invisibilità; è infine lui a tramandargli, anche se indirettamente, la Bacchetta di Sambuco, attraverso Draco Malfoy.

Harry non muore nella Foresta Proibita, per mano di Voldemort. Sceglie di sacrificarsi, raggiungendo Voldemort nella Foresta e togliendosi il Mantello, accogliendo l’oblio. Noi sappiamo che a morire è solo la parte della sua anima che rappresenta l’Horcrux che Voldemort non ha mai voluto creare.

Ma questo Harry non poteva in alcun modo saperlo. Ed è in questo limbo, che si manifesta come una stazione dei treni, che Harry scopre la verità e saluta per sempre il deus ex machina che l’ha condotto fino a lì. Così la Morte non prese Harry Potter.


Il parallelismo con la fiaba di Beda il Bardo ci ricorda che la magia più grande della Rowling non è stata inventare incantesimi, ma saper tessere i fili del destino dei suoi personaggi. Harry, Severus e Voldemort hanno incarnato tre modi archetipici di rapportarsi all’inevitabile, trasformando la Battaglia di Hogwarts nel compimento di un mito eterno.

Minerva
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