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L’Alba sulla Mietitura: il nuovo libro della saga di Hunger Games

29 Marzo 2025 clau-rusc 9 min read
l'alba sulla mietitura

L’Alba sulla Mietitura: il nuovo libro della saga di Hunger Games

29 Marzo 2025 Artemis 9 min read

Il 6 giugno scorso era stata annunciata l’uscita di un nuovo libro della saga di Hunger Games, un capitolo che avrebbe esplorato la storia di Haymitch e dell’edizione dei giochi in cui fu lui a vincere. Ecco la recensione di L’alba sulla mietitura.

Pochi eventi letterari sono più lieti dell’apprendere che uno dei nostri autori preferiti ha deciso di ritornare nel modo che ha creato per narrarci un’altra storia. Noi Potterhead sappiamo bene inoltre che questo lieto annuncio può trasformarsi in un incubo se poi il libro non rispetterà le aspettative. (La Maledizione dell’Erede sì, parliamo di te).

Eccitazione e paura sono perciò le emozioni che hanno accompagnato l’uscita di L’alba sulla mietitura, il capitolo della saga dedicato all’edizione dei giochi di Haymitch. Scopriamo dunque, a volume pubblicato e lettura ultimata, se questo libro ha ripagato le aspettative.

DISCLAIMER: La recensione sarà divisa in una prima parte senza spoiler e in una seconda in cui si parlerà anche della trama. Se non avete ancora letto L’alba sulla mietitura dunque non preoccupatevi, potete continuare con la lettura dell’articolo o anche scoprire nostre ipotesi prima della sua uscita.

libri l'alba sulla mietitura
fanart da mdcthereporter

Recensione no spoiler

L’alba sulla mietitura racconta una storia già nota?

Una delle domande più presenti nel fandom riguardava la trama: come avrebbe fatto l’autrice a invogliarci a leggere una storia di cui sappiamo già la fine?

Come probabilmente ricorderete infatti ne La ragazza di fuoco Katniss e Peeta guardano la registrazione della seconda edizione della memoria dei giochi e apprendono così come Haymitch divenne un vincitore.

Forse chi ha soltanto guardato i film non ha letto questo brano, esiste tuttavia un cortometraggio fanmade che la racconta anche ai meno amanti della lettura. Dunque praticamente tutti i fan di Hunger Games sanno come va la storia… ma sarà veramente così?

katniss e peeta

Nelle interviste precedenti all’uscita di L’alba sulla mietitura, Collins aveva già rivelato l’ispirazione per questo nuovo libro:

Con L’alba sulla mietitura, sono stata ispirata dall’idea di sottomissione implicita di David Hume e da – per citare le sue parole – “la facilità con cui molti sono governati da pochi” […] La storia si è anche prestata ad un approfondimento sull’uso della propaganda e sul potere di coloro che controllano la narrazione. La domanda “Reale o non reale?” mi sembra sempre più pressante.

Ci appare dunque chiaro che la narrazione dei giochi di Haymitch vista da Katniss e Peeta è stata manipolata da Capitol.

Lo stile

L’alba sulla mietitura è un libro scorrevole e ben costruito che tiene il lettore con il naso attaccato alle pagine. Contrariamente a quanto avvenuto per La ballata dell’usignolo e del serpente, torniamo ad una narrazione in prima persona come per la prima trilogia. La voce interiore di Haymitch ci accompagna dunque lungo gli eventi che l’hanno decretato vincitore dei cinquantesimi Hunger Games.

Proprio come per tutti gli altri libri della saga le canzoni sono una parte importante di questo quinto capitolo. Il testo delle ballate del distretto 12 non è un semplice riempitivo per una bella melodia. Al contrario è proprio attraverso queste poesie musicate che scopriamo dettagli importanti riguardanti i personaggi.

Ad esempio ne La ballata dell’usignolo e del serpente è proprio quando Coriolanus non comprende La ballata di Lucy Gray che noi intuiamo finalmente quanto freddo sia. Allo stesso modo dunque le canzoni sono rilevanti ne L’alba sulla mietitura.

Un altro tratto stilistico in comune con gli altri libri della saga (e con tutti i libri dell’autrice) è la suddivisione in tre parti a loro volta suddivise in un egual numero di capitoli. La motivazione di questa particolare struttura è da ricercarsi nel passato da drammaturga di Suzanne Collins che afferma:

Ho iniziato come drammaturga più di quarant’anni fa, e questa struttura drammatica è diventata il modello per i romanzi. Dato che ho lavorato in questo modo per decenni, è quasi una mia seconda natura, e ciò mi permette di concentrare le mie energie altrove. Questo è il decimo libro per cui ho usato questa struttura, quindi so, una volta raggiunto un certo punto nella storia, quali sviluppi dovrei aver ottenuto. Se non li ho ottenuti quindi, qualcosa non sta funzionando nel modo sperato, e probabilmente ho bisogno di fare una pausa e capire perché.

suzanne collins

Gli argomenti

Come ben sappiamo Suzanne Collins non è quel tipo di scrittrice che scrive un libro “tanto per”. No, tutti i libri di questa autrice, oltre a narrarci una storia, vogliono trasmetterci un messaggio politico. La letteratura ha il grande potere, e dunque la grande responsabilità, di aiutarci a ragionare trasponendo ciò che meditiamo sulla carta nella vita reale. Ci appare dunque chiaro che questo libro non sia solo un viaggio nostalgico a Panem ma piuttosto uno spunto di riflessione per noi lettori.

La critica politica permea ogni pagina di questo libro. Quattro citazioni ci introducono alla lettura: una di George Orwell, una di William Blake e due di David Hume. I tre autori, quattro se aggiungiamo Suzanne Collins, ci avvisano del potere che la propaganda può esercitare e del potere a cui, troppo spesso, il popolo decide di rinunciare. Haymitch è un protagonista molto più consapevole di Katniss ma molto meno freddo di Coriolanus ed è quindi il narratore perfetto per questi argomenti.

david hume

Recensione spoiler

Panem

Ne L’alba sulla mietitura torniamo in una Panem di cui abbiamo già visto due evoluzioni per scoprirne una terza. Questi cinquantesimi Hunger Games in molti aspetti sembrano più vicini ai decimi piuttosto che ai settantaquattresimi. Nel primo prequel infatti i tributi non davano l’impressione di essersi arresi al dominio di Capitol e nemmeno in questo prequel è così.

Dunque la sottomissione dei tributi, e quindi dei distretti a cui assistiamo nel primo Hunger Games è solo apparente o è reale? (E anche qui torna ancora una volta la domanda “Reale o non reale?”). La prima trilogia è scritta in prima persona e quindi tutti gli eventi a cui assistiamo sono filtrati da ciò che Katniss pensa. E forse dunque la maniera in cui Katniss interpreta le azioni delle persone intorno a lei dipende dallo stato di rassegnata sottomissione in cui lei stessa si torva.

La Panem vista da Haymitch invece è di tutt’altra pasta. Lenore Dove, la sua ragazza, gli apre gli occhi sull’ingiustizia del governo di Capitol ed è con questi occhi aperti che il ragazzo ci racconta ciò che gli succede. I tributi non ci appaiono quindi solo come bambini terrorizzati e rassegnati alla vittoria dei Favoriti ma piuttosto come ragazzi che, nonostante tutto, non si sono arresi.

I personaggi

Ed eccoci giunti ai personaggi, probabilmente il punto più importante di un romanzo, il punto che ci fa affezionare o dimenticare una storia. Sappiamo che Suzanne Collins ha la capacità di scrivere dei personaggi credibili e diversificati che impariamo ad amare o a odiare.

Con La ballata dell’usignolo e del serpente si era cimentata, con successo, nell’impresa di farci empatizzare, almeno inizialmente, con qualcuno che sapevamo già essere un malvagio. Scrivere con la voce di Haymitch è stato senz’altro molto diverso e infatti l’autrice ha affermato:

Dopo aver viaggiato con Coriolanus, che è infinitamente manipolativo e controllante, è stato un sollievo indossare sia la voce che il personaggio di Haymitch. Ha una capacità molto maggiore di speranza, amore e gioia. Più di Coriolanus… o di Katniss in effetti. La sua voce è anche cucita con l’influsso Covey dato da Lenore Dove. Questo dà molto più colore alla sua espressione, più umorismo. Purtroppo, alla fine del libro si assiste al suo intento a sbarazzarsi di tutto ciò, così quando si raggiunge la trilogia, la sua lingua ha perso la musicalità che aveva in giovinezza. Una combinazione della sua disperata voglia di dimenticare e di anni di Capitol TV la eliminano. Mi piace pensare che nei suoi ultimi anni dopo la guerra, la rivendichi. Infatti la si può sentire di nuovo nell’epilogo.

Haymitch infatti ci appare molto diverso da come lo avevamo conosciuto nella trilogia di Hunger Games. In questo libro lo conosciamo come il ragazzo innamorato e pieno di ideali che era stato prima di essere distrutto dall’alcol e da Capitol. E, pur sapendo come finirà la storia, non possiamo fare a meno di sperare con lui, di immaginare un finale alternativo, di volere un lieto fine, per lui e per Lenore Dove.

Anche gli altri personaggi non sono da meno: i tributi del distretto 12, i Novizi, gli amici di Haymitch… non possiamo fare a meno di affezionarci a loro pur sapendo che nessuno di loro avrà il lieto fine che merita.

Maysilee ci coglie di sorpresa così come coglie di sorpresa Haymitch. La sua determinazione a mostrare a tutti che non è la bestia che Capitol vuole che lei sia è il suo punto di maggior forza. Louella non può che ricordarci Rue, una giovanissima tributa con nient’altro che il vento a offrirsi al suo posto.

È un peccato che la traduzione italiana non sia riuscita a rendere meglio il dettaglio del soprannome che Haymitch ha per lei Sweetheart, lo stesso che userà poi con Katniss. Anche Wyatt e Lou Lou non sono da meno e riescono, nostro malgrado, a farci affezionare a loro.

La sorpresa sono poi i tributi degli altri distretti. Ampert, il figlio che non sapevamo che Beetee avesse avuto, le tortore del 6, tra cui la piccola Wellie, i ragazzi del 9 con i loro girasoli di pasta di sale, Ringina e tutti i Novizi che durante le interviste rinunciano a mettere in mostra i propri pregi per elogiare la strategia di fare gruppo.

Persino i Favoriti non riescono a farsi odiare e suscitano la nostra compassione. Panache, allevato a proteine e propaganda, Maritte che non esita nell’identificare gli strateghi come nemici piuttosto che gli altri tributi e Silka disperata fino all’ultimo di salvare la sua immagine di tributo fedele a Capitol.

Un’ulteriore sorpresa è ritrovare così tanti (forse troppi) personaggi noti. Nel distretto 12 incontriamo i genitori di Katniss da giovani e finalmente apprendiamo i loro nomi! Burdok è proprio come lo potevamo immaginare e anche la giovane Asterid. Rincontriamo anche i Covey e facciamo la conoscenza con la carismatica e tragicamente familiare Lenore Dove.

Ulteriori punti di forza

Forse in questo più che in tutti gli altri libri riusciamo ad assistere con lucidità ai giochi. Nel primo Hunger Games siamo distratti perché siamo troppo concentrati su Katniss e Peeta, in un certo senso “tifiamo” per loro dimenticandoci chi sia il vero nemico.

Anche nei 75esimi Hunger Games cadiamo in questa trappola e, paripasso con Katniss identifichiamo il nemico negli altri tributi. Ne “La ballata dell’Usignolo e del Serpente” poi forse questo succede ancora di più dato che assistiamo ai giochi dal punto di vista di Coriolanus.

Invece ne L’alba sulla mietitura è sempre chiaro chi sia il nemico. Non “tifiamo” per Haymitch perché non ne abbiamo bisogno dato che sappiamo già che sarà lui, tra tutti i tributi, a sopravvivere. E quindi non siamo distratti. La dinamica del reality show finalmente non fa più presa su di noi e vediamo i tributi come ciò che realmente sono: bambini uccisi da un regime totalitario.

clove morta

Qualche punto di debolezza

Quando uno scrittore vuole parlare di politica ma vuole farsi leggere dai giovani può ricorrere alla strategia del romanzo distopico. Quando poi si sta scrivendo un prequel o un sequel sarà inevitabile fare un po’ di fanservice per ingraziarsi, appunto, i fan.

Il problema emerge quando, per fare fanservice, lo scrittore si dimentica di inserirlo solo dove plausibile e/o necessario. Ed è proprio quello che succede, almeno in parte, in questo libro.

wiress e betee

Certo, incontrare volti già noti è stato piacevole: Burdok, Asterid, Merrilee, Tam Amber e Clerk Carmine. Anche la presenza di Beetee è stata interessante e ci ha mostrato una delle più grandi paure di Katniss, il vedere i propri figli mandati agli Hunger Games. Però la presenza di Plutarch, Effie, Mags e Wiress ci appaiono come immotivate e premature.

Davvero Plutarch ci ha messo 25 anni (o più) a trovare il modo di rovesciare Snow? Davvero Effie è rimasta come accompagnatrice del 12 per 25 anni pur volendo cambiare distretto? E davvero, tra tutti i vincitori disponibili, proprio quelli che saranno gli alleati scelti da Katniss compaiono a fare da mentori ai ragazzi del 12? Insomma, pur di inserire dei personaggi noti la storia ha leggermente perso di credibilità (un po’ come la McGranitt in Animali Fantastici).

mcgranitt giovane

Ultimissima questione

Si poteva finire questo articolo senza menzionare la sorte di Lucy Gray Baird lasciata in sospeso ne “La ballata dell’usignolo e del serpente”? Ovviamente no.

Non è totalmente chiaro se Lucy Gray sia morta nei boschi o se sia ritornata nel distretto 12. Potremmo pensare che sia lei la madre di Lenore Dove dato che viene anche menzionato un padre sconosciuto (Coriolanus magari). Ma facendo bene i calcoli capiamo che il conteggio degli anni non torna ed è quindi più plausibile che ci si stia riferendo Maude Ivory.

Ed è qui che Maysilee Donner, la più insospettabile tra tutti i personaggi ci fa una rivelazione: sua nonna era solita dire “Quello che puoi togliermi non meritava di essere conservato”. Che Maysilee sia quindi la nipote di Lucy Gray?

lucy gray baird

Potremmo rimanere a parlare di “L’alba sulla mietitura” ancora per altri 100 paragrafi ma è arrivato il momento di passare a voi la parola. Vi è piaciuto questo quinto capitolo della saga di Hunger Games? Se invece non lo avete ancora letto (e avete invece letto la parte spoiler di questo articolo, birbantelli) pensate di affrontare la lettura? Fateci sapere cosa ne pensate e possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!

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Artemis
Artemis

Naturalista, scout, appassionata di cartoline e di cucina. Lettrice per colpa della mia famiglia, rilettrice accanita di Harry Potter e di tante, troppe, altre saghe fantasy, sono alla continua ricerca di nuovo spazio sugli scaffali.

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