Nella prima parte di questa rubrica abbiamo sottolineato quanto una scelta, dal punto di vista della fotografia, possa cambiare la percezione di un film. Non è un caso che ogni film di Harry Potter abbia una scelta cromatica, di luci e di inquadrature totalmente diversa dall’altro. Vediamo che tipo di cambiamenti ci sono stati nel secondo capitolo, La Camera dei Segreti, rispetto al primo film.
Alla regia di Harry Potter e la Camera dei Segreti troviamo ancora una volta Chris Columbus, colui che ha dato il via alla versione cinematografica della nota saga scritta da J.K. Rowling. Tuttavia, mentre nel primo film la direzione della fotografia era stata affidata a John Seale, focalizzata più sullo sviluppo dei personaggi e su un’atmosfera magica e di scoperta, in questo caso la scelta è ricaduta su Roger Pratt.
La scelta di affidare a Pratt la fotografia, così come avverrà nel quarto capitolo (Il Calice di Fuoco), è stata dettata dalla necessità di calare la storia in un’atmosfera più cupa e tagliente.
Rispetto al suo predecessore, il film de La Camera dei Segreti mette da subito in chiaro che la magia oscura è qualcosa di concreto e tangibile. Sì alla la gita pre-scuola a Diagon Alley, ma non prima di una tappa spiacevole a Notturn Alley. E tra estimatori della magia oscura e l’incontro con Lucius Malfoy è chiaro che qualcosa stia per cambiare.
Inoltre, qui abbiamo qualcosa di totalmente nuovo che raramente ci capiterà di vedere negli altri film: un viaggio nel tempo, stavolta all’interno dei ricordi di un giovane Tom Riddle.
Vediamo dunque come la fotografia è stata in grado di assecondare questo cambio di prospettiva e guidare lo spettatore all’interno di una Hogwarts più oscura, cupa e misteriosa.
La prevalenza di oscurità
Non ci vuole molto prima che Harry ne combini una delle sue e si metta nei guai. Infatti, proprio quando i Weasley sono pronti a dirigersi a Diagon Alley per un giro al Ghirigoro, qualcosa va storto. Harry sbaglia a pronunciare la sua destinazione con la Metropolvere, arrivando nella sconosciuta e inquietante Notturn Alley. Un posto a dir poco inquietante, situato vicino a Diagon Alley e ricco di negozi legati alle Arti Oscure.
Non a caso notiamo immediatamente un cambio di illuminazione e di palette cromatica rispetto a ciò a cui ci aveva abituati Diagon Alley. All’interno del negozio Magie Sinister i colori sono spenti, grigi, l’illuminazione scarseggia e l’unica fonte di luce è quella che entra appena appena dalle finestre. Persino Harry si confonde con l’ambiente circostante, ricoperto di polvere e con abiti scuri.
All’esterno, quando Harry incontra maghi poco raccomandabili, i toni sono freddi e la luce del giorno ha una dominante blu, totalmente diversa rispetto a quella che qualche scena dopo vedremo a Diagon Alley. Vediamo i due ambienti a confronto, in interno ed esterno:

Come vedete, Diagon Alley risulta immediatamente più accogliente e dai toni caldi. Sebbene anche qui le zone d’ombra siano presenti, tutto risulta più luminoso, come se dall’alto non vi fossero ostruzioni di nessun tipo alla luce.
A Notturn Alley, di contro, la sensazione che abbiamo è quella di essere in un ambiente chiuso, dove la luce fatica a entrare.

Concettualmente parlando, non è la prima volta che vediamo associati all’oscurità il male e alla luce il bene. Artisticamente, filosoficamente e storicamente l’oscurità è stata spesso collegata al peccato e alla malvagità. Dante, per citarne uno, inizia il suo viaggio negli Inferi, scendendo dove la luce non ha possibilità di penetrare, fino a espiare i suoi peccati ascendendo al cielo.
Insomma, nel campo delle arti, della letteratura e della filosofia l’oscurità è canonicamente concatenata a qualcosa di malvagio. Dunque non è la prima volta che la fotografia di un film la utilizzi per calare il tutto in un’atmosfera più inquietante.
Il cinema tedesco ha fatto scuola per quanto riguarda le ombre e la loro autonomia all’interno di una pellicola. Tra i vari esempi, quello che all’interno della storia cinematografica europea spicca è Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920). Si trattava di qualcosa di totalmente stravolgente per l’epoca: scenografie pesanti, elementi grafici predominanti e trucchi calcati.

Ciò che però spicca maggiormente all’interno di questa pellicola è l’importanza che ricoprono le ombre, il cui compito è raccontare e proiettare personaggi e scene salienti (perlopiù inquietanti) senza mostrarli direttamente.
La discesa nell’oblio
Inoltre, proprio come ne La Pietra Filosofale, ricorre la scelta di ambientare sottoterra lo scontro con il nemico. Nel primo film Harry scende fino a raggiungere Raptor dopo aver superato assieme a Ron e Hermione le prove per proteggere la pietra. Dalla botola, al tranello del diavolo, fino alle scale che portano allo Specchio delle Brame è una continua discesa, sempre più all’oscuro.

Ne La Camera dei Segreti il concetto è lo stesso: dall’entrata della Camera dei Segreti si scende fino alle fognature, dove dimora il Basilisco. Infine, una volta sconfitta la proiezione di Tom Riddle nel presente, Harry, Ron, Ginny e Allock risalgono in superficie, verso la luce, con l’aiuto di Fanny.

Il cambio di palette del passato rispetto al presente
Infine, in questo film veniamo per la prima volta in contatto con una versione diversa di Lord Voldemort, quando il suo nome era ancora Tom Riddle.
Sebbene il film dei viaggi nei ricordi per eccellenza sia Harry Potter e il Principe Mezzosangue, qui accade qualcosa di diverso. Non dei semplici ricordi “letti”, bensì un vero e proprio viaggio del protagonista in un’epoca passata.

Il diario di Tom Riddle infatti si fa ponte tra due dimensioni, quella presente di Harry e quella della Hogwarts di cinquant’anni prima. Così Harry assiste al momento in cui viene ritrovato il corpo senza vita di Mirtilla Malcontenta nel bagno delle ragazze e allo scontro tra Tom Riddle e Hagrid.
Ciò che notiamo immediatamente in questa sequenza di scene è il repentino cambio di cromia. Rispetto al presente, infatti, il passato è immerso in una palette dai toni seppia e de-saturati, gli stessi delle foto e dei film d’epoca. Un immaginario comune quando si tratta di cinema e televisione, in cui il passato è sempre segnalato con dei toni più spenti, talvolta anche con un repentino bianco e nero, dall’effetto più rétro.
L’unico a mantenere invariati i propri colori è Harry, sottolineando l’appartenenza a un’epoca diversa rispetto a quella in cui si trova.

Questa era la nostra analisi della fotografia di Harry Potter e la Camera dei Segreti. Se siete curiosi delle scelte fatte da Alfonso Cuarón e Michael Seresin per la creazione di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban cliccate qui.





