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Alan Rickman: i suoi 10 migliori film – Parte 2

14 Gennaio 2021 vale-long 6 min read
Film migliori di Alan Rickman

Alan Rickman: i suoi 10 migliori film – Parte 2

14 Gennaio 2021 Caskett 6 min read

Uno degli attori che hanno regalato le migliori performance all’interno della saga di Harry Potter è, indubbiamente, Alan Rickman. La sua interpretazione profonda e attenta ai più minimi dettagli ci ha dato l’immagine più fedele possibile al Severus Piton dei libri.

Chiaramente, Alan Rickman non è stato solo un grande Piton. Negli anni si è confermato un attore dal talento e dalla capacità espressiva mostruosi. Nella prima parte dell’articolo abbiamo fatto un riepilogo dei suoi inizi nei vari teatri, tra Inghilterra e America. Abbiamo approfondito, inoltre, sei tra le parti sul grande e piccolo schermo che hanno segnato la sua carriera. Die Hard e Robin Hood gli erano valsi la fama di essere uno tra i migliori a interpretare la parte del villain. Con Ragione e sentimento, però, ha dato prova di saper emozionare anche nei panni di un romanticissimo uomo inglese d’altri tempi. Infine, Galaxy Quest e Dogma sono stati la conferma della sua enorme ironia e capacità di sapersi non prendere troppo sul serio.

Con la carrellata di film siamo arrivati solo al 1999. Il post 2000 è stato ugualmente prolifico: a parte la sua entrata nel cast di Harry Potter, ci sono un bel po’ di altri film su cui vale la pena soffermarsi. Inoltre, i titoli più recenti sono anche quelli più conosciuti. Come sempre, sarebbero troppi da nominare uno per uno, ne abbiamo, perciò, scelto alcuni più rappresentativi!

Love Actually: tutto ciò che serve ad Alan è Amore!

Celeberrimo è Love Actually, del 2003, diretto da Richard Curtis. La trama è uno strettissimo e frenetico intreccio delle vicende di nove coppie, alcune sposate, altre che si formano proprio in occasione di Natale, altre ancora di semplice amicizia. L’elemento legante, come indicato dallo stesso titolo e dalla colonna sonora, è l’onnipresente Amore, in ogni sua forma.

Chiaramente, si sta parlando di un film romantico dei più classici. C’è la coppia sposata e felice, la coppia innamorata ma distaccata in cui uno dei due tradisce, la coppia che nasce proprio durante il film e in situazioni paradossali. Viene anche considerato, però, il tema della profonda amicizia e del rapporto padre-figlio dopo la perdita dell’amatissima moglie. Il cast è a dir poco stellare: figurano nomi come Keira Knightley o Martin Freeman, per non parlare di Hugh Grant, Bill Nighy o Colin Firth.

In tutto ciò, Alan è Harry, marito di Karen (Emma Thompson), innamorato della sua famiglia ma sensibile alle insistenti avances della sua assistente. Dal canto suo, Harry tenta di resistere il più possibile, ma probabilmente non trova molto appoggio da parte di Karen, sempre presa da altre cose, come preparare il costume per la recita di sua figlia o consolare un suo grande amico che ha appena perso la moglie. Perciò, alla fine, cede e compra alla sua spasimante una collana d’oro, che però viene trovata da sua moglie. È un intreccio veramente classico, fatto in maniera elegante ma a tratti prevedibile. In ogni caso, la coppia formata da Alan ed Emma risulta funzionare particolarmente bene. Non c’è forzatura nel loro rapporto, non c’è volgarità e, soprattutto, anche il confronto finale non viene esasperato, ma viene trattato con una compostezza assoluta. In vero stile inglese!


Profumo – Storia di un assassino: cosa non farebbe un padre per sua figlia

Alan in Profumo - Storia di un assassino

Nel 2006 Tom Tykwer firma l’adattamento cinematografico di Il Profumo, di Patrick Süskind. La storia (trailer) ruota attorno Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw), respinto da sua madre nel momento della nascita e cresciuto in orfanotrofio. Ciò che distingue Jean-Baptiste da chiunque altro sono la capacità di distinguere a livello molecolare qualunque odore al mondo e l’assenza di un odore proprio. La pellicola sviluppa bene l’ossessione che il personaggio prova per i profumi, soprattutto per quello umano, in particolar modo delle ragazze. Il suo scopo è imbottigliare la fragranza perfetta e, per farlo, uccide ben tredici ragazze e ne cattura l’odore del corpo.

Bisogna avvicinarsi a questo film con molta cautela. Per quanto sia girato in maniera impeccabile e la fotografia sia sublime, le scene e le azioni del protagonista sono spesso spiazzanti e crude. Whishaw fa un lavoro impressionante con la sua parte, riesce a mettere in scena sia l’ingenuità di fondo che lo caratterizza che la spietatezza a tratti diabolica. Il punto è che il personaggio è incapace di provare sentimenti, perciò non riesce a comprendere la differenza tra giusto e sbagliato. Uccidere per raggiungere il suo scopo, anche per fare esperimenti, è meramente un mezzo per un fine, non un’azione con conseguenze.

Per quanto riguarda Alan, la sua presenza non è prevalente, ma ugualmente intensa. Rimasto solo con la sua bellissima figlia, è l’unico a vedere con chiarezza e obiettività ciò che sta succedendo e a intuire il pericolo. Fa, perciò, tutto quello che può per difendere sua figlia. Purtroppo, invano. C’è un dettaglio che, però, ci fa rivedere il professor Piton nel suo personaggio: in una scena viene ripreso mentre allaccia con attenzione i bottoni della sua giacca. Sono proprio la sua espressione grave e la meticolosità di gesti che non possono che riportarci alla rigidità di Severus!


Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street: il lato oscuro di Alan

Questo film non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Uscito nel 2007 sotto la magnifica direzione di Tim Burton, Sweeney Todd è conosciuto da noi potterheads come il ritrovo di parte del cast di Harry Potter. Inconsapevolmente, Burton riuscì ad anticipare persino Animali Fantastici, riunendo sullo schermo il giovane Grindelwald, Jamie Campbell Bower, e quello futuro, Johnny Depp. C’è poi Bellatrix, ossia Helena Bonham Carter, complice del diabolico barbiere di Fleet Street, Peter Minus, ovvero Timothy Spall, che interpreta il tirapiedi del deprecabile e spietato giudice Turpin, il nostro Alan Rickman.

È difficile guardando il film, non provare un misto di paura e rabbia per il personaggio di Alan. È un uomo meschino ed egoista, che non esita ad incolpare ingiustamente un uomo onesto pur di raggiungere i suoi bassi scopi con la moglie, incurante della presenza di una bambina piccola che poi rapisce e cresce come sua. Nemmeno la figura paterna che decide di adottare, però, lo aiuta a migliorare. Rinchiude la figlioccia nella sua stanza per la maggior parte del tempo, impedendole qualsiasi contatto con l’esterno, per poi avere la sfacciataggine di chiederle di sposarlo.

Dall’altra parte, se tutto ciò può bastare a odiare il personaggio del giudice Turpin, non si può fare a meno altresì di temerlo, dal momento che mostra in ogni occasione di avere il potere dalla sua. Dopotutto, la legge dipende dal suo parzialissimo e spietato giudizio, come si vede quando condanna a morte un bambino per il semplice fatto di essere stato sorpreso a rubare da mangiare. Ovviamente, la sua capacità interpretativa è proprio ciò che ci spinge, al contempo, ad amare Alan in ogni sua parte!


Le regole del caos: quasi un cineromanzo d’autore

Alan in A Little Chaos

Alan Rickman è stato alla regia di due film durante la sua carriera. Uno si intitolava L’ospite d’inverno, del 1997. L’ultimo film diretto da Alan Rickman nel 2014, invece, è Le regole del Caos (trailer), commedia storico-sentimentale ambientata a fine XVII secolo. Alla corte di Luigi XIV di Francia (Alan Rickman) vengono convocati dei giardinieri per abbellire e migliorare i Giardini di Versailles. Tra questi, Madame De Barra (Kate Winslet), che si discosta totalmente dalle idee di ordine e simmetria imperanti al tempo nelle regole del design. Proprio questa sua capacità di pensare fuori dagli schemi e la sua enorme dedizione al lavoro le varranno l’ammirazione dei colleghi e del re e le daranno l’occasione di ritrovare l’amore, dopo la morte del marito e della figlia.

Le caratteristiche di questo film sono l’attenzione ai particolari e la dolcezza delle scene descrittive. Come regola generale, inserire molte sequenze puramente visive, che diano un’immagine dettagliata del luogo ma non contengano azione, rallenta la narrazione e potrebbe appesantire la visione. La bravura di Alan in questo film è stata riuscire a non annoiare. Probabilmente, è stato grazie all’insieme di fattori chiave: movimenti di macchina studiati bene, una fotografia vivida e ricca, tempi di pausa non esasperati e suoni naturali nel momento giusto. In ogni caso, la pellicola è esteticamente elegante, senza esclusione di scene più propriamente tese ma, allo stesso tempo, intriganti.

Alan Rickman ha dimostrato per tutta la vita di essere un esteta, oltre che un grande professionista. È per questo che merita il posto nella storia del cinema che già occupa e non abbandonerà mai.

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